Una delle domande più frequenti che un genitore fa a un figlio è: “perché non me lo hai detto?”, con la variante: “perché non me lo hai detto prima?”. Spesso, madri e padri, si interrogano sul perché i figli non gli comunichino le cose e magari le debbano apprendere da terzi o quando ormai sono diventati veri e propri problemi.
Tanti bambini e adolescenti si tengono le cose dentro e non raccontano ciò che gli succede o che subiscono e, a volte, si trascinano dentro dei pesi importanti da un punto di vista emotivo, parlano solo quando ormai il problema è molto evidente, quando non lo possono più nascondere. Per esempio le vittime di bullismo tante volte non raccontano in casa ciò che gli viene fatto a scuola dai compagni e il genitore vive ignaro delle torture a cui è sottoposto il figlio, convinto che non abbia problemi.
Altre volte mettono in atto dei comportamenti che non dovrebbero avere, fanno delle cose fuori dalle regole e cercano quindi, in tutti i modi, di nascondere il tutto ai genitori.
Scoprire la verità è spesso scioccante per un padre o una madre, non se ne capacitano, non capiscono perché il figlio non parli con loro e perché si comporti in un determinato modo. Molti all’inizio si arrabbiano, altri si domandano dove hanno sbagliato e si sentono in colpa per non essere stati in grado di cogliere i segnali lanciati dal figlio.
Tante volte, infatti, gli indicatori che qualcosa non vada ci sono, i più piccoli spesso parlano attraverso il canale non verbale, comunicano tramite il corpo e i genitori non hanno gli strumenti per cogliere queste comunicazioni “in codice”.
La maggior parte delle volte NON parlano perché hanno paura. Sono intimoriti dalle reazioni dei genitori, hanno paura che si possano arrabbiare e li possano punire, se hanno fatto qualcosa che non avrebbero dovuto fare, oppure che stiano male, soffrano e si preoccupino per loro. Se è lui a causare una sofferenza al genitore, il figlio spesso si sente in colpa, mi raccontano che vedono il padre o la madre sempre di corsa, con mille cose da fare, immersi in tanti pensieri legati alla gestione della casa, i soldi e varie ed eventuali e non vogliono contribuire alla loro sofferenza. Capita spesso che i genitori stiano affrontando o abbiano affrontato una separazione e che abbiano da gestire tutte le sofferenze e le complicanze del caso e che quindi non vogliano creare loro altri problemi.
Come intervenire?
Si va troppo di corsa, la vita è troppo frenetica e si ha poco tempo per stare in contatto diretto con i figli a prescindere dal “hai fatto i compiti?” e “come è andata a scuola?”, “staccati dal cellulare” e “non fare tardi”. Un ritmo troppo convulso che dà poco spazio al dialogo e alla presa in carico dell’emotività dell’altro.
Si deve spingere ed essere maggiormente predisposti al dialogo, si parla troppo poco, tutti eccessivamente appiccicati a tv o smartphone, anche durante i pasti. I figli vanno invece spronati a parlare di tutto con i genitori, a raccontargli ciò che succede, anche le cose spiacevoli. Significa non avere reazioni punitive e rabbiose senza neanche aver ascoltato le motivazioni del figlio perché tante volte i più piccoli sono castrati dai comportamenti dei genitori. “ E’ davvero inutile parlarci, come apro bocca e le dico qualcosa che non va mi molla un urlo”, sono le parole di tanti adolescenti. “Si arrabbia subito, pensa se le dovessi raccontare ciò che ho fatto!”, “Se lo scopre mio padre sono ca—i amari”. Non significa arrivare a giustificare ogni comportamento di un figlio, assolutamente no, limiti, regole, confini e ruoli, devono esserci sempre, significa far capire al figlio che in qualsiasi momento lui abbia bisogno, qualsiasi cosa gli capiti che non è in grado di gestire da solo, il genitore lo deve sapere perché è in grado di aiutarlo e di tutelarlo. È meglio essere informati su un qualcosa che fa anche soffrire, ma intervenire nella tutela del figlio. Per cui attenzione alle reazioni immediate e troppo forti e favorire il dialogo, nel bene e nel male.
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it


