Confermato dal Miur il via libera all’utilizzo della tecnologia e degli strumenti digitali nella didattica, per cui è stato stilato un decalogo per l’uso responsabile di tali dispositivi a scuola che sarà ampliato con specifiche linee guida. Niente chiamate e messaggi, ma utilizzo di app, Gps e social network per visite ai musei, gite e lezioni interattive.
L’inserimento dello smartphone in classe ha sollevato, sin dalla prima proposta, non poche polemiche e discussioni. Ci sono differenti linee di pensiero e ci si divide tra chi promuove e sostiene il suo utilizzo anche a scuola, e chi al contrario ritiene che dovrebbe essere bandito dalle aule. Sarebbe, però, più utile anzitutto analizzare la situazione e il contesto in cui ci muoviamo, considerando sia i vantaggi che i limiti.
Proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione
L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di puntare su un’educazione digitale, promuovere l’autonomia degli studenti, creando differenti situazioni e ambienti di apprendimento, stimolando l’approccio consapevole al digitale e l’uso critico delle diverse fonti di informazione.
E’ importante sottolineare che le indicazioni ministeriali lasciano ai docenti la libertà di introdurre o meno la tecnologia nella didattica e nello studio, con i tempi e i modi che ritengono più opportuni per i propri studenti.
Il presupposto di base è che proibirne l’utilizzo in modo assoluto non sia davvero una soluzione, tenendo conto del fatto che bambini e ragazzi oggi sono immersi nella tecnologia sin da quando sono piccolissimi e che essa rappresenta uno strumento attraverso cui comunicano, interagiscono con gli altri, socializzano e apprendono.
I ragazzi usano già lo smartphone in classe!
Bisogna anche dire che la maggior parte dei ragazzi utilizza lo smartphone in classe, nonostante ci fosse il divieto, tendenzialmente per le attività private: parliamo del 65% degli adolescenti italiani che usano regolarmente il proprio cellulare (dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza su un campione di 11.500 studenti).
Alcuni docenti, inoltre, ne permettono l’utilizzo e promuovono una didattica digitale attraverso l’uso di specifiche applicazioni, programmi, chat di gruppo e materiale in formato digitale. E anche quando si chiede ai ragazzi di lasciare il proprio cellulare in cattedra, bisognerebbe assicurarsi che lascino effettivamente quello che utilizzano, e non uno in disuso o di copertura; molti di loro, infatti, ne hanno più di uno, per tenere sempre con sé quello privato, oppure hanno tutta una serie di dispositivi, come ad esempio gli smartwatch, che sono comunque sempre connessi alla rete.
La cosa più importante, dunque, non è tanto l’inserimento dello smartphone in classe, quanto la necessità di un lavoro di educazione e consapevolezza, fornendo motivazioni e stimoli per usarlo a fini didattici con una metodologia studiata ad hoc e con personale specializzato.
Siamo pronti a questa “rivoluzione”?
Se lo smartphone può essere utilizzato come strumento con una finalità formativa, è importante che gli insegnanti siano pronti ad aiutare i ragazzi nello sviluppo di una valutazione critica, cercando di sfruttarne al massimo le potenzialità e comprendere che in rete non esistono solo social e chat, ma molte altre risorse. Significa anche dar loro gli strumenti necessari per imparare a cercare sui motori di ricerca, a non cadere nelle trappole del web e delle fake news e usare correttamente i servizi della rete.
E’ ovviamente necessario comprendere il modo migliore per riuscire ad integrare la tecnologia, senza però perdere le qualità della didattica tradizionale, inserendo nei programmi una metodologia in grado di stimolarli, senza perdere tutti gli aspetti positivi del gruppo classe e dell’interazione reale con i docenti.
Allo stesso tempo, però, non può e non deve essere l’unica strategia didattica, in quanto si dovrebbe anche incrementare l’attività fisica, l’educazione motoria e le attività creative ed espressive, fatte senza uso della tecnologia, per non intaccare lo scambio e le relazioni sociali.
Inoltre, app e programmi didattici che prevedono l’uso della tecnologia esistono già, non è una novità assoluta, ma servono una formazione e una progettazione specifiche; non si tratta, infatti, semplicemente di collegarsi ad Internet o utilizzare applicazioni, ma di condividere, documentarsi, approfondire, coinvolgere i ragazzi e aiutarli a sviluppare un senso critico.
Non basta, certamente, solo un decalogo per realizzare concretamente questa rivoluzione digitale. E’ necessario ristabilire una vera alleanza educativa tra scuola e famiglia, serve anzitutto che gli adulti per primi riescano a collaborare in questa direzione, che quindi gli insegnanti e i genitori siano informati e formati da professionisti seri e con esperienza, e che conoscano gli strumenti usati dai ragazzi.
Cliccare sul link per vedere il decalogo completo “Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola” del Piano Nazionale Scuola Digitale del Miur:


