Tecnologia e figli: si tratta decisamente di uno dei dibattiti più accesi e controversi del momento. In genere, vince il motto “la tecnologia fa male, salviamo i nostri figli”, rispetto al “non è una malattia, invece di contrastarla, insegniamogli ad usarla con cautela”.
È normale che sia una delle preoccupazioni maggiori di un genitore; padri e madri, infatti, sono bombardati quotidianamente da informazioni allarmanti e preoccupanti sui pericoli della rete e sui danni che essa può creare. Per questo dovremmo equilibrare il tiro e far arrivare anche informazioni positive sulle risorse e sulle potenzialità degli strumenti tecnologici.
Ci sono tanti casi in cui questi strumenti possono rappresentare, infatti, dei veri e propri alleati, soprattutto nei casi di separazione e di divorzio. Perché? Perché potenzialmente possono diminuire le distanze tra un genitore e un figlio permettendo ad un padre, o ad una madre, di rimanere in contatto con lui e dargli quella continuità affettiva essenziale per subire meno la lontananza.
Attraverso la tecnologia è possibile mantenere un rapporto anche da un punto di vista emotivo ed educativo, visto che oggi si rischia di far arrivare a bambini e ragazzi dei messaggi sbagliati, come se ci fosse, da una parte, un genitore che funge quasi esclusivamente da bancomat e, dall’altra, il genitore che si prende cura dei figli.
Mantenere un contatto, non significa controllo di ciò che viene fatto e detto quando il figlio sta con l’altro genitore, non significa invasione degli spazi dell’altro con continui messaggi, chiamate o richiesta di foto e video, ma condivisione di momenti con valenza affettiva.
Un figlio, dunque, non deve essere strumentalizzato e messo in mezzo per sapere ciò che accade nell’altra casa, non deve essere condizionato, non deve stare sempre attaccato al cellulare, pronto a rispondere a messaggi e telefonate, ma deve poter utilizzare la tecnologia come un mezzo che gli garantisce la vicinanza di un genitore anche quando è lontano. Purtroppo, invece, sento spesso lamentale del tipo: “non mi fa parlare con loro”, “hanno sempre qualcosa da fare”, “perché non mi rispondono ai messaggi?”, “mi chiama quando sta andando a dormire e ha sonno”.
Anche le relazioni virtuali possono essere profonde e dare quella continuità affettiva fondamentale per uno sviluppo equilibrato del bambino e dell’adolescente. Significa che, soprattutto quando sono piccoli e non hanno un telefono proprio, il genitore deve fare da tramite, non deve trovare scuse per impedire al figlio di parlare con l’altro genitore o limitargli le chiamate.
Anche se c’è conflittualità non risolta, deve capire che i problemi tra gli adulti non possono, e non devono, gravare sul figlio, che bambini e ragazzi non devono pagare gli errori dei genitori.
https://www2.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/i-figli-non-vanno-usati-nelle-separazioni-e-hanno-il-diritto-di-crescere-con-entrambi-i-genitori/
Quando il bambino, ovviamente per l’adolescente questo discorso non vale perché dovrebbe essere in grado di decidere e pensare con la sua testa, deve parlare con il padre o con la madre, è importante che venga garantita la sua privacy e che non ci sia un “poliziotto” davanti, pronto ad intervenire su tutto ciò che viene detto e sanzionare. Deve avere la libertà di raccontarsi, di coinvolgere l’altro genitore, di esprimere ciò che sente e prova, senza sentirsi compresso e avere paura di ferire l’uno e l’altro.
I ragazzi e i bambini mi raccontano spesso che non si sentono liberi perché vedono lo sguardo del genitore che, anche se non dice niente con le parole, esprime il dissenso con gli occhi. Questo atteggiamento porta a sperimentare dei sensi di colpa che gravano fortemente su di loro da un punto di vista psicologico. Oltretutto, quando un figlio ha una conversazione via chat con il padre o con la madre, sarebbe giusto evitare di leggere tutto ciò che viene scritto, di mettere naso e bocca su tutto, perché si rischia altrimenti di condizionarlo, di creare una castrazione emotiva ed impedirgli di esprimersi e godere della continuità affettiva.
E’ fondamentale ricordare che la genitorialità non è una gara o una sfida, è una collaborazione e che ogni genitore deve avere un ruolo importante nella vita del figlio per il suo bene e benessere. “Perché gli hai scritto questo?”, “perché gli hai scritto quell’altro?”, screenshot di ciò che viene scritto, messaggi minatori ecc…, non sono atteggiamenti che fanno bene alla salute mentale di bambini e ragazzi. Ovviamente non sto parlando dei casi in cui ci sono allentamenti forzati o condizioni di rischio per il figlio, mi sto riferendo a tutte quelle condizioni di conflittualità più o meno grave tra ex coniugi che finisce troppo spesso per gravare proprio sui minori.
Lasciare il figlio libero è sinonimo di intelligenza e di affetto.
https://www2.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/genitori-separati-o-divorziati-cosa-fare-per-evitare-che-i-figli-si-portino-dietro-inutili-sofferenze/
di Maura Manca


