Skip to main content

“Essere virile? Significa essere duro, freddo”. “Vuol dire sapersi far valere, comportarsi da vero uomo”. “Significa non farsi coinvolgere emotivamente”. “Essere uomo, non una femminuccia”. La calligrafia è incerta. Le parole, scritte a penna, sono sgraziate eppure reali: femminuccia, maschione, donnaiolo.

Sembrano messaggi in bottiglia lanciati dal secolo scorso e finiti a riva con i relitti di tutti gli stereotipi di genere sull’essere uomini – i ragazzi non piangono, comportati da uomo, devi essere forte – e invece sono i termini con cui 1000 studenti delle scuole superiori di Imola raccontano se stessi attraverso risposte anonime a cinque domande su virilità, sesso, pornografia, aggressività fisica e violenza sulle donne.

Boys don’t cry

L’eco delle parole con cui generazioni di padri, allenatori e maestri hanno educato i giovani maschi arrivano fin qui.

“La paura di essere considerari deboli, comincia nella prima infanzia” spiega nel documentario il sociologo Michael Kimmel, fondatore della rivista Men and masculinities, sottolineando come la definizione della mascolinità si giochi – come nelle frasi dei ragazzi di Imola – sull’opposizione all’essere femminile, debole.

Giovani uomini al buio

Uno dei ragazzi intervistati ha dichiarato: “Se entri in una libreria vedi un’infinità di testi che incitano le ragazze ad avere grandi speranze. E noi ragazzi? Se qualcuno provasse a parlare di empowerment maschile, sarebbe accusato di sessismo. E’ come se fossimo stati lasciati al buio: certi atteggiamenti nei confronti delle donne, accettabili fino a 30 anni fa, oggi sono condannati. Eppure spesso i nostri padri e i nostri nonni parlano delle donne in questo modo. Noi invece ci confrontiamo con donne che sono più sicure e più forti e questo ci confonde ci spaventa”.
Qualcosa in questo senso si muove, come spiega Maura Manca, psicologa e presidentessa dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza: “L’affido condiviso ha costretto molti a sganciarsi dal modello tradizionale del padre concentrato sul lavoro e assente. Accanto ai modelli di mascolinità spinta, si sta diffondendo un tipo di uomo più accudente, femminile e dedicato che aiuterà molto i giovani”.

Perché sono così radicati gli stereotipi di genere? Qual è l’impatto sulle nuove generazioni?
Di questo si è parlato sul settimanale Elle, nel numero uscito in edicola il 20 novembre 2019, in un articolo di Federica Furino.
elle_articolo2