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Le scuole hanno riaperto o stanno per aprire ovunque eppure sembra che da nessuna parte il problema sia tanto grande come in Italia: per quale motivo?

“Negli altri paesi non ci sono state tante difficoltà perché alcune regole fondamentali erano già state assimilate dagli studenti, abituati da tempo al rispetto delle norme igieniche – risponde Maura Manca, psicoterapeuta dell’età evolutiva nonché presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – . Ma la difficoltà italiana è soprattutto quella di dover fare i conti con problemi preesistenti, primo fra tutti il sovraffollamento”.

Anche per questo a soffrire di più sono i bimbi piccoli, spesso specchio di ansie, insicurezze e paure dei genitori.

“Non c’è dubbio che a subire di più il cambiamento sono i bimbi, che cercano per istinto il contatto, l’abbraccio, la relazione diretta. Per le insegnanti delle scuole d’infanzia sarà molto complicato bloccare certe iniziative: come resistere quando ti guardano con i loro occhioni spalancati? La fortuna dei piccoli è che poi si adattano. Ogni età, comunque, perde qualcosa: sono preoccupata per gli adolescenti che si sono creati una zona protetta nelle loro stanze e ora, costretti a tornare a scuola, si sentono in crisi”.

C’è il rischio di una ricaduta psicologica negativa?

“I ragazzi che si sono abituati a stare a casa faticheranno a riprendere i ritmi legati alla scuola. Altri invece saranno contenti di tornare per riallacciare i rapporti con gli amici. A tutti bisogna spiegare subito le nuove norme e far capire che la scuola è un luogo sicuro”.

Da oltre un mese le prime pagine sono occupate dal dibattito sulle mascherine e sui banchi monoposto: sono queste le priorità?

“Credo che il problema non sia mascherina si o no né l’ampiezza dei banchi, ma garantire ai ragazzi la continuità didattica. Discutendo d’altro, rischiamo di perdere di vista l’obiettivo primario: la formazione degli studenti. È il caso di abbassare i toni, evitando minacce di sospensione o di interrogazioni a raffica per chi non usa la mascherina. La scuola non deve diventare un ambiente sanzionatorio e gli insegnanti non devono fare i vigili ma educare i ragazzi che non si possono permettere di perdere altri mesi di scuola”.

Come si devono comportare i docenti?

“La parola chiave quest’anno credo sia elasticità. Non sappiamo a cosa andremo incontro: si parte ma si rischia di dover ripassare alla didattica digitale. Ci devono essere regole generali chiare all’inizio ma poi il percorso è da costruire, assieme anche alle famiglie”.

Ha consigli per i genitori?

“Comprendo le ansie ma non si può smettere di vivere: bisogna imparare ad avere meno paura e adottare comportamenti responsabili, senza trasmettere ai figli la paura di uscire di casa”.

E ai ragazzi cosa dice?

“Di non approcciarsi alla scuola sperando di trovare quello che hanno lasciato ma di trovare il buono nella nuova modalità”.

Intende dire che bisogna evitare di pensare che si tratti solo di una parentesi?

“Non si può far finta di niente, le cose non torneranno come prima”.

A fronte di una situazione tanto intricata, il governo si è mosso tempestivamente?

“Assolutamente no. Eppure già da marzo noi che lavoriamo nella scuola parlavamo di ciò che sarebbe successo”.

maura manca_quotidiano nazionale


L’articolo di Antonella Coppari con la mia intervista è stato pubblicato il 9 settembre 2020 sul Quotidiano Nazionale:

https://www.quotidiano.net/cronaca/a-scuola-senza-abbracci-e-coccole-la-psicologa-uno-choc-per-i-bimbi-1.5489782