Chi ha un figlio adolescente sa bene cosa significhi non sentirsi ascoltati mentre si parla. Ebbene, non è solo una sensazione dei genitori!
Le neuroscienze ci confermano che cosa accade nel loro cervello quando i genitori, le madri in particolare, li rimproverano, li criticano o si lamentano del loro comportamento.
“Ho proprio la sensazione che spenga il cervello quando gli parlo! Mi guarda ma sembra non capire nulla di quello che gli sto dicendo, non mi ascolta e questo mi fa impazzire, mi manda ancora di più in bestia. Non capisco cosa fare, devo ripetergli le cose 1000 volte eppure ogni volta mi sembra che non mi senta! È così difficile ascoltarmi e fare quello che gli chiedo?”
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Il cervello degli adolescenti si “spegne” quando vengono rimproverati: la conferma delle neuroscienze
Che le critiche dei genitori possano davvero avere effetti positivi o negativi sul comportamento di bambini e adolescenti è risaputo. Ma come reagiscono, comprendono ed elaborano queste critiche i ragazzi?
Sembrano essere coinvolti tre processi neurali: attivazione di reazioni emotive, regolazione di tali reazioni ed elaborazione cognitiva.
Quando i ragazzi ascoltano i rimproveri delle madri, nel loro cervello si attivano maggiormente le aree coinvolte nell’elaborazione delle emozioni negative. Un dato che non ci deve sorprendere: a nessuno piace essere criticato o rimproverato! La cosa più interessante riguarda la diminuzione di attività neuronale nelle aree correlate al controllo emotivo e all’empatia.
Questo suggerisce che in risposta alle lamentele materne, gli adolescenti semplicemente “spengono” il cervello, in particolare quella parte legata all’empatia e alla capacità di comprendere l’altro, e non riescono a mettersi nei panni dei genitori per capire il loro punto di vista.
Come aggirare l’ostacolo e farsi ascoltare dai figli?
– NON SOLO RIMPROVERI, SI AL DIALOGO. Il modo migliore per evitare questo effetto è quello di evitare critiche e giudizi, cercando di non concentrarsi solo sulle cose negative. Cercate di comprendere i motivi che li spingono a comportarsi in un determinato modo, ripartendo dal dialogo e dall’ascolto: questo ovviamente non significa dargliela vinta su tutto, ma leggere tra le righe per essere poi più efficaci.
– NON SIATE TROPO RIGIDI. Non ponetevi come se vostro figlio avesse necessariamente sempre torto e voi ragione, ma cercate di mettervi in discussione, per capire come comunicare in maniera efficace con lui. Dategli fiducia e concedetegli più spazi di autonomia, man mano che riescono a guadagnarseli.
– EVITATE L’ESCALATION! Nel momento in cui anche noi adulti siamo già nervosi o arrabbiati per un loro comportamento o una loro risposta, è impossibile pensare di riuscire a parlare o dialogare nel modo migliore. In alcune situazioni, piuttosto che innescare un braccio di ferro, se possibile, è meglio interrompere la discussione per poi parlare in un momento successivo, quando siamo più tranquilli e pronti a parlare con calma.
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Riferimenti bibliografici
Kyung Hwa Lee, Greg J. Siegle, Ronald E. Dahl, Jill M. Hooley, Jennifer S. Silk (2015). Neural responses to maternal criticism in healthy youth. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 10(7): 902–912.


