È diventata ormai una vera e propria mania: tutti seguono e partecipano alle challenge o sfide social lanciate in rete. La popolarità è diventata uno degli obiettivi da raggiungere, per cui si è sempre pronti a sfidarsi nella realizzazione di foto o video da postare online, che diventino, in poco tempo, virali e super cliccati.
Le challenge sono delle sfide, nate in rete, che si diffondono in pochissimo tempo a macchia d’olio. Racchiudono tutte quelle “catene” che nascono sui social network, in cui si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Ogni giorno vengono create e diffuse sfide diverse, che diventano virali e di tendenza, poiché vengono rapidamente condivise online. C’è un alto rischio di emulazione, soprattutto tra i più piccoli, perché tutto è scambiato per gioco: bisogna fare attenzione perché bambini e adolescenti non sempre percepiscono i potenziali pericoli che possono nascondersi dietro ad alcune di queste sfide.
Quando diventano pericolose?
È importante sottolineare che non tutte le sfide online sono dannose: si passa da quelle divertenti e creative, a quelle a scopo benefico fino ad arrivare a quelle estreme che possono nuocere alla salute. Sono numerose le sfide autolesive (ad esempio l’Eraser Challenge e Salt and Ice Challenge), quelle legate alla magrezza estrema (come la Thigh Gap e la Bikini Bridge) oppure basate sulla paura (come Jonathan Galindo e la Samara Challenge) fino a quelle in cui si arriva a sfidare la morte (ad esempio la Blackout Challenge).
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La rete è solo il mezzo di diffusione: i social, le serie tv, i programmi non sono la causa, come erroneamente a volte si tende a pensare. Il problema è legato al fatto che, troppo spesso, vengono sottovalutati gli effetti sulla psiche e sui comportamenti dei ragazzi.
Per prevenire questi comportamenti rischiosi, gli adulti di riferimento, i genitori e la scuola, per prima cosa devono essere consapevoli dell’esistenza di questi fenomeni, conoscerne il funzionamento, monitorare i contenuti che bambini e ragazzi guardano quotidianamente in modo tale da educarli e aiutarli a interiorizzare gradualmente il concetto di rischio, per evitare che siano eccessivamente influenzabili e che superino il “limite del limite”.
Tra divertimento e ricerca di popolarità online: perché le sfide social sono così diffuse?
Spesso si partecipa soprattutto per trasgressione, per far salire l’adrenalina, per sentirti parte di un gruppo, per rinforzare il proprio ruolo, costruire nuove amicizie sul web e interagire con gli altri. Le challenge suscitano sempre più attenzione e interesse anche perché stimolano la creatività di bambini e ragazzi che hanno la possibilità di esprimersi e mostrare le loro capacità in modi originali.
Un altro aspetto da considerare è che, soprattutto nella fase adolescenziale, in cui il gruppo assume un ruolo fondamentale, i ragazzi possono sentirsi spinti a partecipare perché tendono a pensare “lo fanno tutti, lo faccio anche io”, per non sentirsi diversi.
Alcuni adolescenti, inoltre, sono attratti anche da sfide rischiose o pericolose: testare i confini, mettersi alla prova, sperimentare e prendere decisioni impulsive: atteggiamenti che potrebbero spiegare la forte attrazione che le sfide pericolose esercitano su di loro, messe in atto per dimostrare a loro stessi e agli altri di essere forti e per ricevere approvazione, non solo dal gruppo ristretto dei propri amici, ma soprattutto dal mondo virtuale, dove i consensi e i “mi piace” contano in modo esponenziale.
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La ricerca di approvazione da parte degli altri è una componente tipica dell’adolescenza, ma all’interno del web e dei social network, l’effetto è amplificato e a volte può essere dannoso. La gratificazione che provano nel creare post, video di sfide, alla ricerca di like, può alimentare questo tipo di condotte e creare in alcuni casi una vera e propria dipendenza.
È importante che gli adulti in generale, i genitori e gli insegnanti siano informati e conoscano le sfide che circolano in rete e i pericoli ad esse associati per aiutare bambini e ragazzi a sviluppare un pensiero critico e navigare in sicurezza.
Quali sono le più diffuse: le challenge che anche gli adulti dovrebbero conoscere per aiutare bambini e ragazzi
- A4 Waist Challenge: consiste nel fare un selfie con un foglio A4, disposto in verticale all’altezza della vita, in modo tale che il foglio riesca a coprire completamente il punto vita.
- Belly Button Challenge: consiste nello scoprirsi la pancia, far passare il braccio dietro alla schiena, mentre con il dito si cerca di raggiungere l’ombelico.
- Thigh Gap Challenge, in cui la traduzione letterale è “spazio tra le cosce” misurato in piedi con le gambe e i piedi ben attaccati o in posizione supina con le ginocchia alzate. Le ragazze si fotografano le cosce in slip o con pantaloni attillatissimi, per poi postarle sui social.
- Banknote Wrist Challenge: consiste nell’avvolgersi una banconota intorno al polso in modo tale da non lasciare spazio tra le due estremità o addirittura da riuscire a fare più giri. Si passa poi alla fase successiva in cui si cerca di coprire il polso con banconote sempre più corte.
- Silhouette Challenge: ci si filma inizialmente in abiti casual e poi il video passa a una visione della propria silhouette mentre si indossa lingerie o, in alcuni casi, ci si mostra nudi.
- Samara Challenge: i ragazzi si travestono da Samara, il personaggio della bambina fantasma protagonista del film horror The Ring con l’obiettivo di spaventare i passanti e filmare le reazioni di terrore dei malcapitati.
- Eraser Challenge: la “sfida della cancellazione” consiste nel prendere una gomma e sfregarla sul braccio fino a crearsi delle vere e proprie abrasioni.
- Benadryl Challenge: devono essere assunte quantità eccessive di farmaci per provare a sperimentare uno sballo o allucinazioni. Ciò potrebbe portare a gravi problemi cardiaci, convulsioni, coma o, in casi estremi, anche alla morte.
- Blackout Challenge: comporta l’interruzione temporanea del flusso sanguigno al cervello nel tentativo di provare vertigini ed euforia. È estremamente pericoloso e si sono purtroppo registrate delle morti in ragazzi che avevano provato a compiere questa sfida.
- #standupchallenge: coinvolge un individuo in piedi sulla schiena di un altra persona stesa a terra. La persona sdraiata tenta di alzarsi lentamente, mentre l’altra cerca di saltare sulle sue spalle. Ciò potrebbe causare gravi danni a entrambi, con la possibilità di danneggiare il collo o la colonna vertebrale.
- Coronavirus Challenge: nata ovviamente in seguito alla pandemia, questa sfida coinvolge i ragazzi che per partecipare leccano vari oggetti trovati nei luoghi pubblici (dai corrimano ai sedili dei bagni). Naturalmente, si tratta di un comportamento pericoloso che può aumentare la probabilità di contrarre il Coronavirus o un’altra malattia.
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Come aiutare bambini e ragazzi?
– SAPER USARE LA TECNOLOGIA NON SIGNIFICA ESSERE DAVVERO PRONTI A FARLO. Non diamo mai per scontato il livello di autonomia che bambini e ragazzi possono avere nell’uso degli strumenti digitali. Certamente conoscono e utilizzano quotidianamente social e app, ma questo non significa che siano in grado di usarli correttamente e che siano consapevoli dei pericoli che possono incontrare online.
– NON DEMONIZZARE LA TECNOLOGIA, MA INFORMARSI E CONOSCERE PER POTER PREVENIRE. Gli adulti hanno l’obbligo di informarsi, conoscere e fornire gli strumenti necessari per navigare in rete, parlando con loro e facendo da filtro ai contenuti che potrebbero essere fuorvianti e a volte perfino dannosi. Per tutelare efficacemente un minore in rete c’è bisogno di conoscenza e presenza, serve studiare. La comunicazione fra genitori e figli e la condivisione delle esperienze vissute in Internet giocano un ruolo fondamentale nell’educazione digitale, permettendo ai giovani di conoscere le potenzialità senza sottovalutare i rischi.
– AIUTARE BAMBINI E RAGAZZI A PENSARE “CON LA LORO TESTA”. Uno dei compiti più importanti, e al tempo stesso difficili, è quello di insegnare ai figli, sin da bambini, a pensare con la propria testa, a ragionare e analizzare in modo critico ciò che li circonda. Devono imparare ad esercitare il proprio pensiero critico anche quando sono online, quando cioè provare empatia per l’altro è più difficile, perché scatta un meccanismo di de-responsabilizzazione e di distacco. Devono sapere che se si ritrovano in una situazione più grande di loro, possono chiedere aiuto e riceverlo anche se si sono messi nei guai.
– EDUCARLI A RICONOSCERE E GESTIRE LA PAURA. Fin da quando sono piccoli, è importante che riescano a riconoscere l’emozione della paura in modo tale che perdano il meno possibile l’obiettività. Hanno bisogno fin da bambini, adattando ovviamente ogni comunicazione alla loro età e tenendo conto di quelli che possono essere i limiti propri del cervello di preadolescenti e adolescenti ancora in fase di sviluppo, di non essere sempre tutelati sulla tematica della morte, devono affrontarla perché fa parte della vita e devono avere ben chiaro il concetto di irreversibilità della morte e di pericolosità di specifici comportamenti.


