Skip to main content

Siamo a Rimini, due ragazze di 15 anni finiscono all’ospedale dopo una serata in spiaggia. Hanno abusato di alcol, hanno perso conoscenza e i medici rilevano anche la presenza di sangue nelle parti intime. Risulta abbiano subito una violenza sessuale da parte di un loro conoscente, che mi rifiuto di chiamare amico, di 16 anni che sembra abbia approfittato del loro stato per violentarle.

La notizia sta rimbalzando nel web. Mi soffermo a leggere i titoli dei giornali. Uno in particolare le definisce “Ubriache fradicie al party in spiaggia” e prosegue che sono state violentate dall’amichetto. L’uso di specifiche parole mi lascia sempre un po’ perplessa perché conosco l’impatto che tutto questo ha sulle vittime.

Volete sapere perché tante ragazze, anche giovanissime, non denunciano le violenze subite?

Perché hanno paura del confronto anche con l’opinione pubblica, vogliono evitare etichette, giudizi, dita puntate e chi pensa che te la sei andata a cercare.

Se ti ubriachi, se ti vesti in modo scollato, NON stai autorizzando nessuno ad abusare di te e ad approfittare della tua condizione di poca lucidità.

Una merda, un vile, un vigliacco e un codardo abusa di una donna, adolescente o adulta che sia, quando non è lucida e consenziente. Un uomo, un essere umano, la aiuta, NON approfitta di lei. Detto questo, ciò che mi fa più schifo, è la violenza nella violenza.

Le parole feriscono profondamente.

A quanto pare non basta che debbano fare i conti con se stesse, con i sensi di colpa, con la vergogna e con la sofferenza. Chi subisce una violenza può anche  leggere ciò che viene scritto sull’accaduto, i titoli sensazionalistici dei giornali e i commenti delle persone che troppo spesso parlano di empatia a parole e a fatti sono di un’aggressività inaudita. State parlando di ragazzine che risulta agli inquirenti e ai medici siano state violentate. “Ubriache fradicie” si poteva veramente evitare, dove volevate indirizzare l’opinione pubblica? Avete mai pensato alla reazione emotiva di chi ha subito quella violenza sessuale? Avete mai pensato quanto male fa male sentirsi etichettata come “ubriaca fradicia”, come se fossero colpevoli di essersi ubriacate? Amichetto poi, non ne parliamo. A quanto risulta agli inquirenti, uno è un violentatore e le due ragazze sono le sue vittime. Essere amico è un aggravante, non è un attenuante perché significa che ha anche abusato del suo ruolo e della fiducia riposta in lui. Questa non è tutela delle vittime e andrebbe impedita.

In questi casi il web si indigna, le persone nei loro profili social pubblicano e ripubblicano il titolo del giornale, come del resto ho fatto anche io. Purtroppo credo che a volte si calpestino le persone pur di ottenere viralità, che lo scopo di certi titoli sensazionalistici sia proprio questo. La  mia non è un’accusa nei confronti di nessuno, è una riflessione su un meccanismo inquietante che passa sopra tutto e tutti, pur di attivare i social e rendere le notizie virali.