Caro genitore,
quando tuo figlio ha bisogno di te non fare l’errore di non ascoltarlo o di banalizzare i suoi problemi che ai tuoi occhi sembrano banali, ma che ai suoi sono macigni sul cuore. Non dirgli subito che passerà, che ora vede il problema così, ma che tra poco tempo ci riderà su. Non lo fare, non ti devi dimenticare mai che nella sua mente c’è posto solo per il presente, non per il futuro; rischi di farlo sentire più incompreso, non capito nel momento in cui è avvolto dalla sofferenza cosmica.
Non gli serve la tua esperienza, rappresenta il passato, non gli servono i tuoi consigli, rappresentano il futuro. Stai nel suo presente, caro genitore, stai con lui, calati nel suo cosmo, mettiti gli occhialetti dell’adolescenza e cerca di vedere quello che vede lui anche se è molto diverso dal tuo mondo, anche se non lo capisci o non lo concepisci. Quello che vivono è una condizione mentale che per loro è reale.
Il tuo ruolo è quello di aiutarlo a riempire questo spazio, a vedere gli aspetti della vita anche da altri punti di vista. Il futuro è tutto da costruire e tu glielo devi insegnare, perché lui non lo conosce, non lo vuole, ne è spaventato. Ha bisogno di una spinta, di sicurezza, di qualcuno che gli dica che “ce la puoi fare”, non che gli metta altre ansie e preoccupazioni
La drammaticità dell’adolescenza è dovuta in parte al non avere una dimensione mentale proiettata verso il futuro. Nella loro testa il tempo ha una fine, devono fare tutto e subito, come se avessero una clessidra interna che sta per scadere da un momento all’altro.
Non possono dare al Kg il tempo di andarsene, non possono dare al brufolo il tempo di passare, non possono stare a casa anche se sono in punizione perché tutto va via, perché non possono perdere quei momenti che, nella loro testa, non torneranno più. Questa spinta interna li porta a fotografare tutto, a scrivere tutto, a segnare tutto, hanno paura del tempo che scorre inesorabile. Non si possono dimenticare nulla, usano anche le vetrine dei social per far vedere a tutti le loro indimenticabili gesta. Non conoscono il concetto dell’attesa, vivono in un mondo in cui bisogna rispondere subito ed essere sempre pronti con il telefono in mano perché altrimenti non c’è più spazio per loro, ma per qualcun altro.
Dipende tutto dal presente ed è per questa ragione che i ragazzi vivono ogni cosa con tanta intensità. Quando le cose vanno bene sono i ragazzi più felici del mondo, mentre quando vanno male, vivono tutto come fosse una tragedia, si comportano ai tuoi occhi in maniera esagerata, estrema.
Non dimenticare mai che vivono tutto sul personale, lo vivono come se fosse un fallimento e con un forte senso di irrimediabilità. Spesso, presi dalla loro onnipotenza, non ascoltano i tuoi consigli e li percepiscono come “pesanti”, come un “accollo”, non gli importa che tu li hai già vissuti, della tua esperienza non gli importa niente perché la sua è unica e irripetibile.
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it


