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20 minorenni dovranno rispondere delle accuse di detenzione, divulgazione, cessione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere aggravata. La denuncia parte da una madre che ha scoperto la presenza di immagini inquietanti nel telefono del figlio, immagini di decapitazioni, mutilazioni e violenze di vario tipo. Una chat in cui i ragazzi condividevano e commentavano questo materiale scaricato direttamente dal dark web.

Non è la prima volta, eppure, ogni volta gridiamo allo scandalo.

Quanto ci piace questo sensazionalismo mediatico che va solo a solleticare l’Io distorto di tanti altri ragazzi e ad attivare commenti basati su sconcerto, attacco alle famiglie e critiche nei confronti dei ragazzi.

In tanti non sanno che alla cronaca arrivano solo casi sporadici e che invece, nella realtà, parliamo di attività quotidiane. In rete i ragazzi possono trovare di tutto e accedere a qualsiasi tipo di contenuto. Trascorrono anche ore delle loro giornate a cercare, guardare, scaricare e condividere video e immagini.

Le chat sono il mezzo con il quale parlano e quindi, attraverso il quale diffondono anche immagini e video di questo tipo. Mi fa tristemente sorridere che ogni volta si cada dalle nuvole e che non ci si voglia rendere conto che per molti adolescenti, tutto questo, rappresenta il pane quotidiano con il quale si alimentano. Anno dopo anno ci meravigliamo e scandalizziamo di ciò che abbiamo sotto gli occhi e che, a quanto pare, non vogliamo vedere. Riempiamo i social, i giornali e trasmissioni radiofoniche e televisive delle solite frasi fatte contro i genitori che non controllano i figli, quando i ragazzi mangiano e respirano cibo e aria arricchiti di odio e violenza, accompagnati dalla totale libertà di navigare e condividere senza limiti e responsabilità.

Non è mai colpa di uno quando si tratta di minori, perché giorno dopo giorno stiamo togliendo a questi ragazzi tutti i punti di riferimento. Se non ci vogliamo rendere conto che stiamo sbagliando soprattutto da un punto di vista educativo e di riconoscimento di questi comportamenti, non possiamo lamentarci del fatto che navigano alla deriva nel web e si riconoscono in valori in cui non si dovrebbero riconoscere.

La ricerca delle condizioni estreme, dei limiti, l’horror ha sempre attratto, non mi sembra la novità del momento. L’aspetto che mi lascia maggiormente pensare è quello legato alla condivisione di abusi e violenze nei confronti di altri minori, come se per loro diventasse un piacere vedere la sofferenza “real”, come se ci si riconoscano in quelle forme di violenza per sentirsi, non solo più “grandi” e più forti, anche solo per “sentirsi”.

Come ho già sottolineato in precedenti uscite pubbliche, specifici indicatori di benessere – come il fatto di andare bene a scuola e non usare parolacce – non esprimono ciò che un ragazzo è davvero. Spesso i genitori puntano troppo sulle prestazioni, sulla scuola e non su ciò che sono i ragazzi. L’errore di fondo è credere che chi scrive e condivide questi contenuti nelle chat abbia necessariamente gli stessi comportamenti anche in altri ambienti. Purtroppo non è così. A casa e a scuola possono anche sembrare “bravi ragazzi” ma poi possono essere anche qualcos’altro, soprattutto in un contesto protetto come quello delle chat e di gruppo. L’uomo in generale in gruppo e più cattivo, è quando è solo, che ha più paura, non dimentichiamolo mai.