In adolescenza, molti genitori si trovano a dover affrontare la richiesta dei figli di farsi un tatuaggio o un piercing. Alcuni si chiedono se sia giusto assecondare questo desiderio dei figli, altri si mostrano assolutamente contrari e reagiscono male, mentre altri ancora non sanno come comportarsi.
In una fase di crescita e di sperimentazione, alla costante ricerca di se stessi, in un periodo di transizione in cui si passa dall’essere bambini al diventare adulti, il corpo diviene un potente mezzo comunicativo ed è molto frequente osservare ragazzi che lo modificano o lo decorano attraverso l’utilizzo di tatuaggi e piercing.
Per gli adolescenti, queste pratiche possono rappresentare dei veri e propri mezzi espressivi delle dinamiche più profonde che stanno attraversando ed è importante che un genitore, che si ritrova di fronte a questo tipo di richieste, capisca bene le diverse motivazioni che spingono il figlio a voler compiere questo gesto sul proprio corpo.
Tra i ragazzi che desiderano piercing o tatuaggi, c’è chi lo fa per il bisogno di identificarsi e sentirsi parte di un gruppo e chi per il desiderio di ribellione nei confronti dei genitori, al fine di ricercare una maggiore autonomia. C’è anche chi vuole esprimere se stesso e la propria individualità attraverso la manipolazione del corpo, chi vuole abbellirlo da un punto di vista estetico o fissare per sempre un ricordo che non può essere modificato e che diventa un segno distintivo.
Autorizzare o meno il ragazzo minorenne a tatuarsi o a farsi un piercing è una decisione che spetta al genitore, il quale deve valutare diversi aspetti, capire cosa si nasconde dietro a questa richiesta e interpretare il desiderio in base alla conoscenza che ha del proprio figlio.
Come reagire alla richiesta dei figli? Ecco 5 consigli per i genitori
1. Non proibire in modo autoritario e tassativo. Un atteggiamento di chiusura totale, che non lascia spazio ai loro pensieri e al loro punto di vista, potrebbe essere controproducente e al contrario alimentare comportamenti trasgressivi e irresponsabili, come ricorrere di nascosto a pratiche fai-da-te o rivolgersi a qualche conoscente che accetta i minorenni anche senza autorizzazione, con il rischio anche di incorrere in infezioni e danni alla propria salute.
2. Mantenere una posizione di apertura, non giudicante. Piuttosto che dire al figlio “No, punto e basta”, “Sei impazzito? Come ti viene in niente?”, bisogna cercare di reagire in modo tranquillo, dialogare con lui, cercando di capire le sue esigenze e magari trovare un compromesso. È importante anche chiedersi che tipo di piercing o tatuaggio vuole farsi, in quale parte del corpo e se c’è qualcosa di realmente personale che il figlio sta cercando di comunicare.
3. Parlare con i figli, facendogli capire che è una scelta da ponderare bene. Molte volte i ragazzi sottovalutano che si tratta di scelte che vanno a modificare il corpo in maniera più o meno definitiva, per cui bisogna farli riflettere su questo e sulle possibili conseguenze. Togliere un piercing può lasciare dei segni sulla pelle, tatuarsi un disegno o una scritta è qualcosa che resterà “per sempre” e cancellarli non è poi così semplice e immediato.
4. Informarli sui rischi per la salute. I figli devono esserne consapevoli che farsi un piercing o un tatuaggio può comportare dei rischi, come reazioni allergiche e cutanee o anche la diffusione di malattie infettive che possono essere trasmesse in alcuni studi che non rispettano le norme igienico-sanitarie.
5. Fargli prendere tempo fino a che la convinzione non sia maturata. Può capitare che la decisione dei ragazzi sia presa dalla foga del momento: in adolescenza, infatti, si è focalizzati sul presente, non si riflette molto sulle conseguenze future, spesso ci si fa trascinare anche dal gruppo ad esempio “Anche le mie amiche lo vogliono fare” oppure dal fidanzato/a per dimostrare il proprio amore e, poco dopo, si rischia poi di pentirsi. Bisogna dunque cercare di fornire quel pensiero critico che i figli adolescenti non hanno ancora ben sviluppato e di portarli a ragionare con la loro testa, senza farsi condizionare da altri, e in modo tale che ci sia il tempo giusto per ponderare la scelta migliore.
L’obiettivo non è quello di entrare in opposizione con il figlio, ma mantenere un ruolo attivo e accompagnarlo nella scelta, puntare sul dialogo e sulle motivazioni sottostanti, altrimenti se si entra in un braccio di ferro continuo con lui, si rischia che prenda da solo delle decisioni, che lo faccia di nascosto, pur di andare contro il genitore, con tutti i rischi connessi.


