In queste strane giornate dove tutto si è fermato, può capitare talvolta che bambini e ragazzi esprimano nuovi bisogni e che si comportino come se fossero più piccoli, sia nei ragionamenti che negli atteggiamenti. Si può avere la sensazione che siano tornati indietro nel tempo, a fasi precedenti del loro sviluppo, come se stessero reclamando bisogni essenziali.
La regressione che i nostri figli possono manifestare durante queste settimane di reclusione forzata può essere espressione del disagio che stanno vivendo, diventando una vera e propria richiesta di attenzioni rivolta agli adulti di riferimento.
Se di solito la regressione si presenta in momenti delicati della crescita o in situazioni complesse dove si sperimenta una fatica generalizzata, come ad esempio conflitti o separazione tra i genitori, nascita di un fratellino oppure problematiche scolastiche legate a un momento di passaggio da un ciclo all’altro o alle relazioni con i compagni o con gli insegnanti, oggi invece può essere anche strettamente connessa all’emergenza sanitaria che stiamo attraversando.
Bambini e ragazzi sono messi a dura prova e non tutti hanno le stesse tempistiche per metabolizzare i cambiamenti e adattarsi al nuovo contesto: vivono h24 con i propri familiari dentro le mura di casa, non vanno più a scuola da diverse settimane, non praticano più sport, non possono più giocare all’aria aperta o incontrare i propri amici e, in generale, tutta la loro routine si è stravolta.
Da adulti erroneamente pensiamo che una volta acquisite, alcune competenze rimangano poi stabili nel tempo e non si possano più “perdere”. Attenzione, però, perché in determinate circostanze alcune capacità possono vacillare e si possono attraversare dei periodi di stallo in cui si rallenta oppure si torna indietro.
Questo meccanismo è di natura difensiva: i più piccoli si aggrappano a fasi precedenti di sviluppo, perché vissute come più rassicuranti dove l’attenzione dei genitori era dedicata maggiormente a loro.
Le aree che solitamente vengono più intaccate sono il comportamento (manifestazioni di rabbia, tristezza, irritabilità, chiusura), il linguaggio, il ritmo sonno-veglia, il controllo sfinterico (difficoltà a trattenere cacca e pipì di giorno e di notte) e l’intensificarsi di diverse paure.
I genitori come possono aiutare i figli?
- Non colpevolizzarli. E’ importante non sgridare e non punire i figli. Al contrario bisogna accogliere le loro difficoltà e rassicurarli sul fatto che è un problema transitorio, che può succedere anche ad altri bambini e che insieme verrà affrontato, rispettando i loro tempi.
- Cercare di comprenderli. Stimolare un dialogo con loro, cercando di capire cosa si cela dietro questi comportamenti. Chiedere cosa in particolare li sta preoccupando in questo momento, cercando di farli esprimere il più possibile a livello verbale, aiutandoli a trovare un senso alla nuova realtà che stanno vivendo.
- Essere onesti con loro. E’ fondamentale spiegargli con parole semplici e sincere cosa sta accadendo e cosa accadrà, aiutandoli ad esprimere il loro punto di vista e a tirar fuori le loro emozioni.
- Non sminuirli. Mai negare il problema, facendo finta di niente e aspettando che si risolva da solo oppure prendendoli in giro con battute sarcastiche. Spesso si pensa, così facendo, di spronarli mentre si rischia di svalutare ciò che stanno vivendo e sperimentando.
- Mantenere la calma. Importante è non allarmarsi subito, ma valutare attentamente cosa sta accadendo. Entrare in uno stato di ansia e insofferenza aumenterebbe solo la loro insicurezza. In questo momento più che mai, hanno bisogno di essere amati ed accettati dai propri genitori, a prescindere dai loro comportamenti, perché solo così riusciranno a sentirsi più sicuri e fiduciosi anche nel mondo esterno.
- Aiutarli ad elaborare ciò che stanno vivendo. Soprattutto con i più piccoli, per esprimere i loro vissuti interni, può essere utilizzato il canale comunicativo dei disegni e del gioco, molto utile quando non hanno ancora sviluppato le competenze linguistiche idonee per raccontare come si sentono oppure hanno difficoltà ad affrontare direttamente gli adulti. Inoltre leggere libri illustrati o raccontare storie con aspetti simili a quelli che stanno vivendo, può aiutarli ad elaborare emozioni come rabbia, tristezza, paura.
- Dare affetto e vicinanza. In questa particolare situazione, è opportuno ritagliarsi dei momenti esclusivi insieme a loro, dove attraverso la presenza, le coccole e le rassicurazioni possano sentirsi compresi e sostenuti, per poter affrontare al meglio ciò che sta accadendo.
Attenzione! Nel caso in cui difficoltà e disagi manifestati dai figli dovessero persistere, si può valutare la possibilità di consultare uno specialista dell’età evolutiva per comprendere le dinamiche sottostanti il problema, individuare le risorse genitoriali e gli strumenti più idonei per affrontare al meglio questa delicata fase con il proprio figlio.


