Solitamente, è vero, la scuola rappresenta l’area in cui i genitori investono di più: tengono particolarmente al rendimento scolastico dei figli, vogliono che si applichino, che diano un’immagine positiva di se stessi, anche perché molte volte si sentono giudicati e criticati nel loro ruolo se il figlio ha delle mancanze, prende una nota o un brutto voto.
Dall’altro lato, però, gli adolescenti si lamentano della pressione dei genitori, della loro attenzione totalitaria su voti e interrogazioni e di non essere presi in considerazione per le loro esigenze e stati emotivi.
Bisogna innanzitutto ricordare che, anche se spesso sembra che non gli interessi nulla, in realtà ai ragazzi pesa molto il fatto di deludere il genitore, soprattutto se sentono di non corrispondere alle sue aspettative.
Il genitore, dunque, deve fare attenzione alle pressioni che potrebbe trasmettere al figlio: è necessario far comprendere ai ragazzi che ciò che pensate di loro va oltre la scuola e che il vostro affetto nei loro confronti è a prescindere dai risultati. Inoltre, hanno bisogno di essere riconosciuti anche nei loro punti di forza e non solo su ciò che non va a scuola.
“Mi sono imbattuto in meravigliose relazioni tra madre e figlio, costruite nel corso dei lunghi anni dell’infanzia, che rischiano di rovinarsi, o si erano purtroppo già molto deteriorate, nel corso di pomeriggi trascorsi in cucina o in soggiorno intorno ai compiti allo studio. Se non si trova il modo di sostenere il figlio nel percorso di appropriazione dell’esperienza scolastica si corrono diversi rischi. Il primo è quello di trasformare il figlio adolescente esclusivamente in uno studente, e quando il ruolo di studente non incontra successo e ottieni valutazioni negative, accade, non per cattiva intenzione ma per preoccupazione, di non riuscire a vedere più le parti migliori del proprio ex bambino e di non godersi più in alcun modo la relazione costruita in tanti anni d’intesa e rispecchiamento. A quel punto è meglio smettere di fare i compiti insieme e provare a capire se c’è ancora spazio – e quasi sempre c’è – per stare seduti a un tavolo, relazionandosi con il proprio figlio adolescente e non con lo studente” (Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali – Matteo Lancini)
Problemi a scuola: comprendere prima di agire
Capita spesso, soprattutto se il rapporto con il figlio ruota sempre intorno alla scuola, se il genitore fa capire che ci tiene molto e ripete in continuazione di studiare e di comportarsi in un certo modo, che il fatto di avere problematiche scolastiche potrebbe essere un modo per imporsi, esasperando certi comportamenti che il genitore non approva proprio per andargli contro e PRENDERE LE DISTANZE da lui.
Se ai figli arriva il messaggio che mamma e papà si preoccupano solo di come vanno a scuola, non si sentiranno riconosciuti come persone e può succedere che vadano in OPPOSIZIONE, attaccando proprio ciò a cui i genitori tengono di più, cioè la scuola.
Inoltre, dietro un’insufficienza non si nasconde sempre menefreghismo e voglia di non fare niente. Tante volte sono delle indirette RICHIESTE DI AIUTO, di ricerca di attenzione, la manifestazione di un DISAGIO EMOTIVO che si esprime attraverso il calo del rendimento scolastico.
Non attaccateli senza aver indagato cosa si possa celare, non partite in quarta, soprattutto quando il rendimento è sempre stato discreto e improvvisamente ha un tracollo.
Come comportarsi?
Bisogna trovare man mano un equilibrio tra l’essere troppo vicini e troppo lontani: è necessario far capire al figlio che la scuola è un qualcosa che lo riguarda, che si è interessati a lui e alle sue attività, ma che deve pensarci lui.
Non si può sempre proteggere il figlio da tutto: per crescere, assumere sicurezza e responsabilizzarsi, è necessario che faccia anche esperienza della fatica e dell’impegno, che sbagli e che impari a recuperare. È importante riuscire ad esserci in casi di necessità, a sostenerlo ma senza sostituirsi a lui e senza fargli percepire certe aspettative che possono metterlo sotto pressione e compromettere ancora di più i risultati.
È importante dunque man mano accompagnare i ragazzi, sin da quando sono piccoli, verso un’autonomia, così che possano sviluppare sicurezza in se stessi, auto-efficacia e responsabilità rispetto allo studio e ai risultati, senza sentire ogni volta invadenza e pressione da parte dei genitori.


