La violenza digitale è indubbiamente in netta espansione, in proporzione alla diffusione a macchia d’olio del digitale, ormai entrato in ogni nostra azione e in tutta la nostra vita. Significa che la violenza digitale segue i cambiamenti tecnologici, perché è guidata dall’essere umano, dal cervello umano che usa questi strumenti e che si adatta a questi strumenti.
L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale ha reso gli attacchi più sofisticati, credibili e difficili da arginare.
L’inserimento e l’utilizzo quotidiano dell’intelligenza artificiale, anche da parte dei più piccoli, ha segnato un punto di svolta nel modo in cui anche il cyberbullismo e tutte le forme di violenza digitale si manifestano, perché ha reso questa violenza, queste forme di violenza, più accessibili, più automatizzate e tante volte estremamente difficili da riconoscere e distinguere dalla realtà.
L’evoluzione è legata alla possibilità di creare video della vittima che può dire cose compromettenti o agire in modi umilianti e realistici, dove è veramente complicato comprendere se sia un video falso o meno, e dove anche la voce può essere clonata. L’AI permette di manipolare anche le conversazioni passate. Si possono generare screenshot di chat mai avvenute che sembrano autentiche agli occhi di un genitore o di un insegnante. Questo può portare la vittima a dubitare della propria memoria o a non poter dimostrare la propria innocenza, generando un profondo conflitto emotivo interno enorme.
Tutto questo non richiede grandi abilità tecniche e quindi può diventare ancora più accessibile, ancora più frequente, aumentarne la quantità e l’espansione. Nello stesso momento ci sono anche dei bot che si possono utilizzare e istruire, per esempio, per agire sui profili della vittima, che in pochi minuti può ricevere migliaia di commenti offensivi. Esistono software di questo tipo che portano a una maggiore istantaneità e vanno a intaccare proprio quella che è la pace e quella che è la serenità.
Oggi anche la voce è manipolabile quanto un testo. Un bullo può inviare un messaggio vocale ai compagni di classe usando l’identità di chi identifica come vittima (clonata con un software IA) per dire cose cattive, distruggendo le relazioni sociali in pochi secondi. Non si rubano più solo le password, si rubano il volto e la voce. Potenzialmente chiunque può “indossare” la tua faccia e parlare con la tua voce per far finta di essere te.
È un problema legato alla gestione delle relazioni, un problema legato alla comprensione, al riconoscere quello che è il confine, il limite, il vedere l’altro come una persona e non come un oggetto da deridere, da denigrare, da attaccare. Stiamo parlando di esseri umani, di questa umanità che viene sempre meno all’interno delle relazioni e della vita dei ragazzi, che hanno sempre più contatti e sempre meno contatto.
Il non avere contatto li porta a non avere quegli strumenti necessari che servono per poter gestire le relazioni in maniera funzionale a quello che è il benessere e non distorcere tutto, non arrivare poi ad episodi di violenza senza riconoscerli neanche come tali.
Purtroppo, tante volte anche chi agisce queste forme di violenza non riconosce quello che fa come violento, ma lo vede come divertimento. C’è un’assenza totale di questo tipo di competenze sulle quali noi dobbiamo profondamente lavorare. Se io non riesco a capire che quello che sto facendo è nocivo e ha conseguenze nell’oggi e nel domani, che lascia dei segni all’altro e, in più, lo percepisco come qualcosa di giusto o divertente, allora qui abbiamo un problema veramente profondo.
Stiamo vivendo in una condizione in cui il conflitto, l’estremizzazione, l’immediatezza, l’opposizione, il giudizio e l’attacco sono sempre più presenti, anche perché gli algoritmi stessi ci stanno guidando ad andare sempre più in questa strada, perché rispondono a questo tipo di dinamiche. Di conseguenza, senza che ce ne rendiamo conto, essendo noi il prodotto della tecnologia, diventiamo sempre più quello.
Proprio mentre la realtà digitale diventa più ritoccabile senza lasciare tracce, la risposta più efficace arriva da ciò che di più concreto abbiamo: lo sport.
I laboratori di empowerment che porta avanti l’Osservatorio Nazionale Adolescenza sono quegli spazi che danno quel potenziamento, quegli strumenti di vita per poter riconoscere, per poter gestire, per poter creare azione pertinente. Azione consapevole, che gli fa sentire, che gli fa vedere quello che non riescono a vedere. Perché il “devi”, “non devi”, il raccontargli, il fare gli interventi in plenaria, lo stare sulla parte teorica e quindi quella razionale, non è quello che dà gli strumenti e non è quello che serve. Serve un Mental Neurotraining (MeNT) basato sull’allenamento, sulla ripetitività, che usa la neuroplasticità in funzione dell’ottenere questi risultati.
Lo sport è l’antidoto “analogico” che l’IA non può hackerare.
Mentre nel digitale tutto può essere alterato, contraffatto o inventato, lo sport è “a prova di trucco”:
- È live, è autentico: Nello sport non puoi “ritoccare” la tua fatica o il tuo impegno. Se ti alleni, i risultati si vedono. Se cadi, ti rialzi davvero.
- Lo sport ti costringe a esserci con il corpo reale. Questo dà ai ragazzi una certezza che il mondo digitale non può più offrire: la certezza di ciò che è vero.
L’attività fisica diventa un altro dei laboratori fondamentali da fare con loro, in termini di movimento, di Movi-Mente, perché molti ragazzi violenti presentano anche un deficit nella regolazione dei circuiti dell’aggressività. Lo sport porta a un maggiore autocontrollo, perché richiede delle strategie che hanno delle regole, perché devi arrivare a un obiettivo, devi aspettare, devi conoscere te stesso, devi usare il focus, devi imparare a inibire le risposte violente.
Nello stesso momento quelli di squadra sono quelli che ci permettono maggiormente di avere una sincronizzazione neurale e quindi inserire questi ragazzi dentro una squadra favorisce quella che è la coerenza cerebrale. Insegna la distanza, insegna dove fermarsi, insegna a fare insieme, ridà quelle competenze che oggi mancano, riduce quella necessità anche di dominanza e gli dà tutti quegli strumenti che gli fanno capire anche dove posizionarsi.
Questo è quello che bisogna reinserire e sfruttare per tirar fuori le loro risorse interne, perché le loro risorse interne sono quelle che ci permettono di essere efficaci nel trattamento di questo tipo di fenomeno, smetterla di curare e fare reale prevenzione, andare prima invece di arrivare dove sono già presenti i sintomi.
di Maura Manca
*La foto di copertina è stata generata con l’uso di intelligenza artificiale


