Sono tanti i ragazzi che, alla ricerca di like e condivisioni sui social, arrivano a scattarsi selfie estremi e pericolosi, con il rischio di farsi del male, mettendo anche a repentaglio la loro vita.
La popolarità, oggi, è la nuova malattia e la sfida di numerosissimi adolescenti, e consiste proprio nella realizzazione di foto e video da postare online che diventino, in poco tempo, virali e cliccatissimi.
In un paese in cui si lavora ancora troppo poco sulla prevenzione, si continuerà a parlare solo degli effetti e delle conseguenze e a leggere di adolescenti che hanno perso la vita o si sono feriti in cerca di riconoscimento e approvazione social.
I “morti da selfie” sono diventati un problema emergente e ciò che è stato rivelato da un recente studio (Bansal et al., 2018) mostra un quadro preoccupante: dal 2011 al 2017, sono stati 259 i decessi di persone che hanno perso la vita per incidenti mentre cercavano di farsi un autoscatto estremo. La maggior parte delle vittime è morta per annegamento, mentre la seconda causa è risultata l’incidente con un mezzo di trasporto, in particolare di giovani che si sono scattati selfie vicino a treni. Fra le altre cause di morte, ci sono cadute, incendi, scosse elettriche.
Se andiamo, infatti, ad analizzare gli episodi di cronaca possiamo leggere numerosi articoli che riportano di adolescenti posizionati sui binari dei treni o delle metropolitane, che attendono l’arrivo del treno in modo tale da scattare il selfie più rischioso possibile.
https://www2.adolescienza.it/challenge-sfide-social-mode/selfie-sui-binari-aspettando-il-treno-in-corsa/
Altre volte, li abbiamo trovati penzolanti dai tetti dei palazzi e dei grattacieli, armati di smartphone per riprendersi nel vuoto, oppure sui tetti delle macchine in corsa.
Questo tipo di selfie sono anche chiamati i KILFIE e sono appunto i selfie killer che oggi mietono vittime, contusi e feriti gravi. Ciò che preoccupa veramente sono i numeri, 1 adolescente su 10 fa selfie pericolosi in cui mette anche a repentaglio la propria vita e oltre il 12% è stato sfidato a fare un selfie estremo per dimostrare il proprio coraggio (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza Onlus).
Tutto questo, inserito in un contesto adolescenziale in cui è fondamentale l’approvazione degli altri, in cui ci si basa sul gruppo e sulla omologazione non più sociale ma social, può generare in una struttura di personalità ancora instabile, un mix perfetto di condizionamento da un punto di vista emotivo e comportamentale.
Bisogna sottolineare che la rete è solo il mezzo di diffusione, non è la causa, come erroneamente pensa l’opinione comune. Il problema è legato al fatto che, troppo spesso, vengono sottovalutati i pericoli e gli effetti sulla psiche e sui comportamenti dei ragazzi.
Per prevenire questi comportamenti rischiosi, gli adulti di riferimento, per prima cosa devono essere consapevoli dell’esistenza di questi fenomeni, conoscerne il funzionamento, monitorare i contenuti che i ragazzi guardano quotidianamente in modo tale da educarli e facendogli interiorizzare gradualmente il concetto di rischio ma soprattutto di tutela di se stessi, fin da quando sono piccoli.
La prevenzione più efficace è dunque l’informazione e, per parlare con i ragazzi e sensibilizzarli, bisogna essere formati. Per cui è meglio arrivare preparati e più pronti possibile, per evitare che siano eccessivamente influenzabili e che superino il “limite del limite”.
Riferimenti Bibliografici
Bansal A., Garg C., Pakhare A., Gupta S. (2018). Selfies: A boon or bane?. Journal of Family Medicine and Primary Care, 7(4), 828.


