Troppo spesso si leggono notizie di violenza gratuita rivolta verso gli animali, comportamenti di una crudeltà inaudita rivolti ad un essere vivente. L’aspetto drammatico di tutta questa aggressività è che coloro che mettono in atto questi comportamenti sono molto spesso bambini ed adolescenti. Animali a cui sono fatti esplodere petardi in bocca, dilaniandogli la mascella e la bocca stessa, cani bolliti vivi e gettati dalla finestra per aver morso un cellulare, altri legati alle macchine e trascinati per puro divertimento, legati e gettati in acqua per farli affogare lentamente, chiusi nelle buste vivi e buttati nei cassonetti per essere dilaniati dai camion che raccolgono i rifiuti. Sono solo alcuni tristi esempi con cui i più giovani fanno intenzionalmente del male ad un animale. Ho sentito pure di adolescenti che hanno gli hanno dato fuoco da vivi.
La domanda che mi rivolgono è come può un essere umano fare una cosa del genere ad un animale indifeso?
Non si tratta di legittima difesa, ma di un attacco volontario, studiato e mirato, meno frequentemente impulsivo. Sono ragazzi disagiati che esprimono con comportamenti devianti le frustrazioni interne, la violenza che hanno subito, fisica o psicologica che sia, che hanno represso da bambini e che è esplosa durante le fasi della crescita.
Purtroppo una mente che arriva a fare questo è una mente deviata che non considera l’animale una vita, ma un oggetto di sfogo, scarico, divertimento, usa e getta, sono persone disturbate, spinte da una profonda cattiveria, NON giustificabile e punibile perché un animale soffre quanto una persona e nessun essere umano ha diritto di fare questo ad un’altra vita. Sono bambini o adolescenti che non hanno sviluppato minimamente il concetto di empatia, non sono in grado di sintonizzarsi sull’altro, sui bisogni e sulle esigenze di un animale e di una persona. Spesso sono ragazzi violenti anche con gli altri essere viventi, talvolta bulli, che se la prendono con i più deboli, che partecipano a quelle mode violente come il Knock-out o il Punch Group, in cui l’unica finalità è sempre fare del male intenzionalmente a qualcuno senza pietà.
Posso scriverci un trattato sulle motivazioni che possono portare una persona a fare questo, sulla violenza che hanno subito a loro volta, sulla scarsa educazione, sul fatto che sono spesso abbandonati a loro stessi, anche se talvolta sono di buona famiglia. Non si deve pensare che la violenza sia legata al ceto sociale. Capita che abusino di alcol o di droghe e che commettano questi atti in preda alla onnipotenza che esperiscono con la cocaina o le droghe sintetiche o alla esaltazione data dall’alcol. È indubbio che come tute le altre forme di violenza, vadano sanzionate, ma nello stesso momento devono essere contenute e prevenute nell’ambiente familiare in primis e poi scolastico e sociale.
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Direttore AdoleScienza.it


