Prima il dovere, poi il piacere. È sempre vero? Perché non diamo la stessa importanza al piacere visto che ridere fa bene alla salute dei ragazzi (e non solo) e con il divertimento si apprende meglio e si libera il proprio potenziale?
Prima il dovere e poi il piacere è una delle tante frasi tramandate di generazione in generazione, ripetute fin dall’infanzia, che appartengono ai quei detti su cui si basa la saggezza popolare. Tante volte non pensiamo alle ripercussioni psicologiche che una piccola e semplice frase può avere su un bambino in fase di sviluppo. Non pensiamo che possono insediarsi nella nostra mente e diventare delle convinzioni personali, un modello di riferimento che condiziona il modo di pensare e di agire.
Tante persone si sentono in colpa quando si dedicano al piacere, vivono come se stessero facendo qualcosa di sbagliato, come quei momenti o quelle azioni non avessero lo stesso valore, come se non fosse un momento altrettanto importante per la nostra mente. Altre lo reputano una perdita di tempo, un tempo che non ha lo stesso valore di quando si compie il proprio dovere. Un dovere spesso pesa, affatica e non dà spazio agli aspetti ludici.
Quando si assolve al proprio dovere non c’è neanche lo spazio per ridere. “Fai la seria!” è una frase che mi hanno ripetuto innumerevoli volte quando facevo una battuta ironica o cercavo il lato divertente in ciò che stavo facendo. Ero seria, non ho mai preso quei momenti sotto gamba, eppure sorridere per alleggerire quei momento con una battuta veniva letto come una mancanza di serietà, come se stessi sminuendo quel compito e non avessi il senso del dovere.
Si può essere seri senza essere seriosi, si può essere seri anche senza subire la pesantezza del dovere, si può apprendere anche divertendosi, anzi, l’apprendimento naturale, quello spontaneo, quello spoglio da tutti i condizionamenti, è senza dubbio il più efficace. Alleggerire la mente permette di eliminare le interferenze interne ed esterne e permette di far esprimere maggiormente il potenziale di una persona e di ottenere quindi un miglior risultato.
Non obbligatoriamente il dovere e il piacere devono andare in ordine cronologico, ma si possono anche unire.
Probabilmente dobbiamo ragionare in maniera più approfondita sul concetto di piacere e capire che troppo spesso gli diamo spesso un’accezione negativa.
Pensiamo a quanti “devi” vengono detti ai bambini e agli adolescenti tra la famiglia e scuola. Come ho detto in precedenza, un apprendimento più naturale, più libero dai condizionamenti della prestazione ad ogni costo e dall’imposizione di tempi e metodo è molto più efficace.
Il tempo di stacco e di scarico corrisponde al tempo di recupero e non è superfluo, è uno spazio fondamentale per rigenerarsi e recuperare. Non si può stare sempre in modalità “devo, devo, devo”; si deve anche passare in modalità “voglio” o “off”. Tanti bambini sono già iperstressati già in tenera età e non hanno più il tempo di essere bambini.
Il dovere viene spesso associato agli obblighi, che siano essi scolastici, famigliari, morali e sociali, mentre il piacere è abbinato al divertimento a ciò che si desidera, che si vuole piuttosto che si deve.
Perché invece non colorare il dovere di piacere e renderlo più interessante e gradevole, più legato al lo voglio fare piuttosto che al lo devo fare?………………………..
Clicca sul link per continuare a leggere tutto l’articolo sul Magazine Family Health pubblicato il 10 dicembre 2020:
http://magazine.familyhealth.it/2020/12/10/prima-dovere-poi-piacere-davvero-cosi/


