L’adolescenza è la fase in cui, tra genitori e figli, aumentano le incomprensioni, le discussioni si fanno più accese fino a sfociare, in alcuni casi, in veri e propri scontri. Se non si riesce ad instaurare un dialogo, basta poco a far riaccendere la miccia che provoca ogni volta un clima di tensione da cui è difficile uscirne.
I continui litigi in casa e la difficoltà a trovare un punto di incontro con i genitori, sono una delle cause che può spingere gli adolescenti a minacciare o a decidere di allontanarsi da casa. I ragazzi possono allontanarsi per poche ore, per una giornata intera o più giorni, stare in giro per strada o trovare un posto sicuro da un amico o un conoscente di fiducia.
I genitori si preoccupano, si arrabbiano, si sentono attaccati dal figlio, non riescono a gestire la situazione che in casa è diventata pesante e intollerabile e spesso perdono di vista il significato e l’importanza che un’azione simile possa avere. Molte volte non capiscono i reali motivi che portano i figli a scappare da casa, vedono la fuga del ragazzo come un gesto inatteso, esagerato, “folle”, a volte lo considerano anche un capriccio.
Eppure la fuga da casa può rivelare la presenza di un disagio, di un malessere interiore che non si riesce a comunicare o ad esprimere in altro modo, se non attraverso l’azione di andare via.
Perché l’adolescente scappa via?
L’ennesimo divieto di uscire, un problema a scuola, un brutto voto possono essere le cause in superficie, in realtà, sono elementi che si accumulano e finiscono col far precipitare una situazione già di per sé problematica e ingestibile. Alla base, c’è molte volte una condizione insostenibile, frutto di una serie di scontri precedenti, dove il ragazzo magari aveva già pensato di andar via ma non ne aveva mai avuto il coraggio.
Spesso si tratta di un’azione provocatoria, messa in atto dai ragazzi al fine di suscitare nei genitori una reazione, metterli alla prova, spronarli ad occuparsi di loro, cercando di ricevere ciò che non si riesce ad ottenere in altro modo.
Non va però sottovalutato il gesto, anche quando il ragazzo si allontana per andare a stare da un amico o un parente o non si fa sentire per ore, soprattutto se è una modalità che sta diventando abituale, quando avvengono discussioni e litigi in casa.
È sempre un’azione che porta con sé un messaggio forte con cui si dichiara ad esempio il disappunto verso i genitori, la delusione di certe aspettative, l’incapacità di sostenere una situazione di tensione e, in generale, il bisogno di essere visti, ascoltati e compresi.
L’adolescente sente di non avere altra via d’uscita, il dialogo con i genitori è diventato impossibile, ci si scontra soltanto, si sente solo, non capito e passa all’agito, senza pensare molte volte alle conseguenze e ai rischi che può correre. Sente come una spinta interna che lo porta a compiere questo gesto, come se, scappando, si allontanasse da tutte le difficoltà e i problemi.
Come gestire il ritorno a casa?
Solitamente quando l’adolescente si allontana da casa, ha il desiderio e la volontà di tornare, sperando in un cambiamento o in una reazione da parte dei genitori. È fondamentale che voi genitori riusciate a gestire bene il momento del rientro a casa, senza agire con impulsività e reazioni emotive che possono di nuovo far perdere di vista il bisogno del figlio.
– Mettete da parte il risentimento e la rabbia, siate accoglienti e cercate di instaurare le basi per un dialogo aperto con il ragazzo.
– È inutile iniziare di nuovo con la lista dei problemi e con le prediche che non fanno altro che mettere distanza.
– Se vostro figlio rifiuta inizialmente di parlare o siete ancora troppo arrabbiati, prendetevi tutti del tempo per riflettere e rinsaldare il legame di fiducia.
– Quando si sono calmate le acque, è bene riprendere la discussione, cercando di trovare insieme una soluzione e un punto di incontro.
– Bisogna utilizzare delle modalità più adeguate di confronto, cercando di porvi in una posizione di ascolto, affrontando il problema in modo costruttivo.
– Dovete essere disposti a fare un passo indietro e a mettervi in discussione, cercando di parlare con vostro figlio, capire le sue difficoltà, mettervi nei suoi panni, chiedergli come si sente e cosa c’è che non va.
– Una volta che si riesce ad instaurare un dialogo, ad essere accoglienti e a porre un contenimento, senza arrivare allo scontro, è più facile aiutare il ragazzo ad esprimere costruttivamente il proprio disagio, a chiedere aiuto e a trovare strategie diverse dalla fuga.
Se non si riesce a porre un cambiamento in questo senso e a riattivare un dialogo, c’è il rischio che la fuga sia solo l’inizio di una serie di comportamenti che portano il ragazzo ad alzare il tiro, a mettersi a rischio, a commettere azioni più gravi contro se stesso o gli altri.


