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Purtroppo quando si parla di suicidio soprattutto in età evolutiva si ricerca una sorta di sensazionalismo per fare il solito show mediatico perché è una notizia che tocca profondamente e che attira l’attenzione del pubblico. Il suicidio nella prima adolescenza o in piena adolescenza è molto più frequente di quello che si pensi e in questi ultimi anni l’età si sta abbassando drasticamente perché stiamo adultizzando i bambini, li stiamo caricando di un peso emotivo eccessivo per la loro età senza fornirgli gli strumenti adeguati per fronteggiare la vita e loro come reagiscono? Semplice, mettono in atto in maniera più o meno consapevole comportamenti da “grandi”.

https://www2.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/giochi-in-rete-e-sfide-in-cui-rischiano-di-morire-cosa-devono-fare-i-genitori-e-come-possono-accorgersi-se-i-figli-sono-in-pericolo/

 

È interessante notare come nei vari titoli dei giornali si utilizzi la parola bambino o bimbo per toccare la parte materna o paterna di ognuno di noi e poi ci si ricordi all’interno dell’articolo che ha 11 anni non si è poi così bambini. Al fianco del titolo che fa notizia si associa la carica di amici e partenti che dichiarano che era “sano”, felice, che sorrideva, che era perfettamente integrato e faceva sport. Risposte scontate che denotano la profonda ignoranza generale in merito alle problematiche e alle patologie di bambini e adolescenti. Denota anche la profonda cecità dell’ambiente che circonda tanti ragazzini e della società a cui piace gridare allo scandalo e arrivare sempre dopo.

Non so più in che lingua dirlo e che parole usare per spiegare l’importanza di parlare in maniera concreta e adeguata di suicidio, di farlo con appropriatezza ma di farlo, perché c’è bisogno di capire come riconoscere eventuali segnali, come intervenire e come aiutare i ragazzi in difficoltà.

Comprendo profondamente che nessun genitore vorrebbe mai e poi mai pensare a un potenziale suicidio del figlio, ma non è allontanando i pensieri di cui si ha paura che si risolvono i problemi.

https://www2.adolescienza.it/social-web-tecnologia/perche-gli-adolescenti-sono-attratti-dai-giochi-della-morte-e-dal-rischio-cosa-scatta-nella-loro-testa/

 

 

E poi si cerca sempre un capro espiatorio che in genere, soprattutto in questi ultimi anni, è la rete. Tutta colpa dei giochi in rete e dei genitori che non controllano. Un altro luogo comune che distoglie l’attenzione dal vero problema di tanti ragazzi: il vuoto, la fragilità, un’identità labile, assenza di confini, mancanza di gestione delle emozioni e capacità di fronteggiare parte degli eventi della vita.

https://www2.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/attenzione-alla-diffusione-delle-mode-virali-in-rete-rivolte-a-bambini-e-adolescenti/

Fare sport, andare bene a scuola, sorridere NON implica che non ci possano essere altre problematiche più profonde e che un ragazzo non si possa suicidare. Non è così facile accorgersi del male interiore di un figlio, soprattutto quando non si viene aiutati, quando non si fa una adeguata prevenzione e si forniscono gli strumenti per fronteggiare anche il peggiore incubo per un genitore.

https://www2.adolescienza.it/autolesionismo-suicidio/bambini-che-si-uccidono-o-che-tentano-il-suicidio-disagiati-depressi-o-troppo-pressati/

E poi ci sono le sfide in rete, le mode, quelle che in inglese si chiamano “challenge”. Spesso è stata data la colpa a una sfida di essere la causa del suicidio di un ragazzo. Io faccio sempre molta attenzione a fare affermazioni così nette perché quando si parla di psiche non esiste una causalità diretta, non si può parlare di causa-effetto, ma si concatenano sempre tutta una serie di fattori che possono indurre, condizionare o influenzare.

Il problema di troppi minori è la CONDIZIONABILITÀ, è il loro essere manipolabili e suggestionabili.

Il vero male del secolo è proprio questo: l’adescamento e la manipolazione mentale.

 Noi leggiamo l’adescamento prettamente legato alla sfera sessuale commettendo un errore enorme perché ci perdiamo una fetta gigantesca del problema. In rete i minori adescati e condotti dove non devono essere condotti e magari anche indotti sono una miriade.

Dobbiamo lavorare sulla condizionabilità dei ragazzi perché troppo spesso le persone con una mente distorta che fanno leva sulle vulnerabilità adolescenziali e infantili si nascondono dietro queste mode del momento e usano quello che apparente è un gioco più o meno macabro per i propri scopi, compreso soddisfare il sadismo di entrare nella mente di un ragazzo. Non è colpa di un gioco, è colpa di chi si nasconde dietro e usa la rete in maniera distorta e patologica.

In più non possiamo dare la colpa sempre ai genitori perché significa non rendersi conto di quanto velocemente la rete cambi, degli innumerevoli pericoli e del fatto che se un figlio non si vuole far vedere, trova il modo, anche se un genitore controlla il suo cellulare. L’unica vera ed efficace prevenzione è insegnare ai più piccoli a vivere la rete e in rete perché siano in grado di capire il prima possibile quando c’è un pericolo ed educare i figli a parlare per non arrivare a leggere le sue ultime parole su un pezzo di carta.

Non è questa la fine che deve fare un ragazzo di 11 anni, non è questo il destino che si merita. Ora per favore direi di smetterla con tutte queste stupide congetture da strapazzo e lasciate in pace lui e la sua famiglia. Saranno gli inquirenti a far luce sulle motivazioni che lo hanno indotto a suicidarsi senza provare ad affrontare il problema in un altro modo.

di Maura Manca