Nel web ci si imbatte spessissimo nell’hate speech, ovvero un linguaggio provocatorio, falso, violento, fatto di messaggi offensivi, di discriminazione e odio verso un argomento o una categoria di persone, che dà vita spesso ad infiniti flame, “risse virtuali”.
Si tratta di un cane che si morde la coda, perché leggere in continuazione una grande quantità di insulti e commenti provocatori, può favorire una normalizzazione, una maggiore accettazione di tali comportamenti e una minore sensibilità da parte di coloro che leggono, i quali si disabituano, sminuiscono e sono anche più propensi ad insultare e attaccare a loro volta.
Molti si coprono dietro la libertà di espressione per giustificare ciò che viene scritto, sminuendo completamente l’uso che viene fatto delle parole, molte volte usate come un’arma per ferire.
Si utilizzano i social network per commentare qualsiasi tema della vita quotidiana e il web troppo spesso si trasforma in un terreno fertile in cui si semina odio e prepotenza. Ne pagano così le conseguenze, i soggetti più vulnerabili, come i bambini e gli adolescenti che fruiscono di tali strumenti, molte volte vittime di fenomeni come la violenza e il cyberbullismo. Si parla dell’impatto che possono avere le parole sul web solo quando emergono fatti di cronaca, anche se la pratica dell’hate speech è molto più diffusa di quanto si possa immaginare.
Per tale ragione si è sentita la necessità di istituire una sorta di decalogo per tutti gli internauti, i quali dovrebbero interiorizzare e utilizzare queste regole quando sono sul web, in modo tale da renderlo un ambiente più protetto e poterne usufruire in maniera positiva, sfruttandone al massimo le risorse e le potenzialità.
Questa è la filosofia sottostante l’importante iniziativa “Manifesto della comunicazione non ostile” organizzata il 17 e 18 febbraio a Trieste, da Parole O_stili, la prima community italiana contro l’hate speech, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare sull’impatto che possono avere le parole e sull’importanza di sceglierle con cura.
Questi sono i “dieci comandamenti” (http://www.paroleostili.com/firma-manifesto/) stilati da Parole O_stili che in qualche modo hanno l’obiettivo di responsabilizzare ognuno di noi ad uno più consapevole della rete, rendendoci parte attiva di questo complesso ingranaggio del web.
1. VIRTUALE È REALE. Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
Bisognerebbe sempre pensare che dall’altra parte dello schermo c’è una persona in carne e ossa. Ci si copre spesso dietro un dispositivo elettronico, dove è più facile sentirsi forti, deresponsabilizzati e persino autorizzati ad esprimere gratuitamente disprezzo perché non si guarda negli occhi l’altro, il quale viene spogliato di qualsiasi emozione e sentimento.
2. SI È CIÒ CHE SI COMUNICA. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.
Troppe volte ci si dimentica che il virtuale non è altro che l’amplificazione del reale. Si sottovaluta l’impatto che può avere la comunicazione online quando in realtà ciò che si esprime attraverso le parole riflette ciò che siamo.
3. LE PAROLE DANNO FORMA AL PENSIERO. Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
La comunicazione online, spesso e volentieri è instant e smart ma non per questo bisogna rispondere in maniera impulsiva, avventata e superficiale. Se mi do il giusto tempo sarò in grado di esprimere in maniera più pensata ed efficace quello che ho dentro senza il rischio di essere frainteso.
4. PRIMA DI PARLARE BISOGNA ASCOLTARE. Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
Saper ascoltare l’altro, e nel caso della rete, anche leggere, è il primo passo per creare una relazione basata sul rispetto, anche quando non si condividono le stesse idee. Inoltre, darci la possibilità di ascoltare punti di vista diversi ci permette di arricchire il nostro bagaglio personale e di avere una maggiore apertura mentale.
5. LE PAROLE SONO UN PONTE. Scelgo le parole per comprendere farmi capire avvicinarmi agli altri.
Le parole sono un mezzo attraverso il quale si entra in relazione con gli altri e per tale ragione è importante sceglierle con cura perché altrimenti si rischia di ottenere l’effetto contrario. Infatti, in base all’uso che ne facciamo, l’altro è in grado di comprendere le nostre reali intenzioni.
6. LE PAROLE HANNO CONSEGUENZE. So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
Le parole hanno un potere enorme, positivo o negativo. Bisogna scegliere con coscienza le parole da utilizzare perché possono diventare facilmente un’arma capace di provocare danni e conseguenze emotive davvero devastanti, soprattutto se si pensa che i messaggi del web, sono pubblici, si diffondono in poco tempo e restano indelebili.
7. CONDIVIDERE È UNA RESPONSABILITÀ. Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
È fondamentale che ognuno di noi, attraverso una capacità critica e il buon senso, sappia filtrare i contenuti che vengono letti sul web, in modo tale da essere consapevoli di ciò che viene postato, per evitare di alimentare certi fenomeni ed essere complici della disinformazione, della violenza e della gogna mediatica. Chi condivide materiale aggressivo e violento, rinforza solo coloro che lo hanno pubblicato ed è esso stesso un violento.
8. LE IDEE SI POSSONO DISCUTERE. Le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
Sarebbe davvero un mondo noioso e poco stimolante se tutte le persone avessero le stesse idee, le stesse opinioni e la stessa lente per leggere ciò che accade nel mondo. La diversità è, e deve diventare, uno stimolo per tutti noi per crescere, non una barriera invalicabile che crea solo distanza e isolamento.
9. GLI INSULTI NON SONO ARGOMENTI. Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
Gli insulti e le offese sul web, anche quando si è convinti delle idee e delle opinioni che si esprimono, rappresentano un modo fine a se stesso di scaricare la propria aggressività. Si può difendere il proprio punto di vista, attivando confronti e riflessioni costruttive, piuttosto che utilizzare un linguaggio ostile che ha come unico scopo quello di attaccare e colpire l’altro.
10. ANCHE IL SILENZIO COMUNICA. Quando la scelta migliore è tacere, taccio.
La comunicazione non è fatta solo di parole ma anche di silenzi, troppe volte invece ci si sente in dovere di sentenziare e di dire a tutti i costi quello che si pensa, creando conversazioni interminabili e sterili che non portano a nulla.
Per contrastare questi fenomeni violenti che dilagano nel web, certe regole sono fondamentali ma a volte possono non bastare. È importante attivare un’educazione, basata sul rispetto dell’altro e sull’empatia, che permetta di trovare il giusto equilibrio tra il sentirsi liberi di esprimersi e la consapevolezza che le nostre parole possano avere un effetto e delle conseguenze su chi si trova dall’altra parte dello schermo.


